La fibrillazione atriale (1 parte): tipologie e cause

Il cuore sembra impazzito. I battiti sono del tutto irregolari. Mi sento debole, ho le vertigini. Questi sono alcuni dei sintomi della fibrillazione atriale. Vista l’importanza di questa patologia, insieme con il cardiologo, il dott. Fabrizio Rizzo, abbiamo deciso di dividere in due parti questo argomento (articolo). Di seguito vedremo cosa si intende per fibrillazione atriale, come il cardiologo distingue questa aritmia in diverse tipologie e quali sono le cause.

Dott. Fabrizio, cos’è la fibrillazione atriale?

È un’alterazione profonda del ritmo cardiaco con origine nell’atrio. Quando si verifica, il battito del cuore assume le seguenti caratteristiche:

Intensità variabile.

Irregolarità.

Rapidità e aumentata frequenza delle contrazioni del cuore.

Pertanto, ne risulta compromessa la contrattilità, cioè la capacità di contrazione, del miocardio (il muscolo del cuore). Il cuore, di conseguenza, non svolge più correttamente la sua attività di pompaggio del sangue. La frequenza del battito cardiaco atriale può raggiungere i 350-400 battiti per minuto, superando di gran lunga il valore soglia di normalità 100. Inoltre, i numerosi impulsi contrattili non interessano solo la cavità atriale, ma proseguono fino al ventricolo, cambiandone la frequenza di battito (aritmia ventricolare) e alterando, di conseguenza, la gittata cardiaca.

Come la classifica generalmente il cardiologo?

La durata e il modo in cui insorge un episodio di fibrillazione atriale permettono di distinguere questa aritmia in tre diverse tipologie:

Fibrillazione atriale parossistica. Il termine “parossistica” indica la comparsa improvvisa di questa forma aritmica. Tale fibrillazione ha caratteri particolari, che la distinguono dagli altri due tipi: è ad altissima frequenza, non è per forza legata ad altre patologie (cardiache e non) ed è transitoria, cioè va e viene. Infatti, la sua durata, di solito, non supera le 48 ore, anche se, in alcuni casi, raggiunge la settimana. La fibrillazione parossistica raramente richiede trattamenti terapeutici specifici, in quanto tende ad esaurirsi da sola.

Fibrillazione atriale permanente. Come dice il termine “permanente”, questa forma di fibrillazione non si risolve in tempi brevi. Diversamente dalla forma parossistica, sono richiesti più di sette giorni, la frequenza è leggermente inferiore e serve un trattamento terapeutico specifico per arginare il fenomeno aritmico.

Fibrillazione atriale cronica (persistente). Per “cronica” si intende la permanente manifestazione di episodi aritmici, a causa di una preesistente patologia. L’insorgenza, infatti, di particolari patologie, specialmente se cardiache, fa sì che la fibrillazione atriale diventi una conseguenza stabile, il cui trattamento, seppur specifico, non è sufficiente a risolvere il problema di fondo. La terapia, pertanto, deve occuparsi prima di tutto della patologia che determina l’aritmia. La differenza di frequenza esistente tra la forma parossistica e quelle permanenti/croniche, incide in modo diverso sul ventricolo e sulla sua contrazione. Infatti, nei casi di fibrillazione atriale parossistica, il battito ventricolare raggiunge un valore superiore a 140 battiti per minuto; mentre, nei casi di fibrillazione atriale permanente/cronica, la frequenza misura 100-140 battiti per minuto.

 Quali sono le cause?

Le cause di fibrillazione atriale sono numerose. Uno dei fattori determinanti più comuni è la presenza, nel soggetto colpito, di una qualsiasi cardiopatia tale per cui si abbia insufficienza cardiaca. In particolare, le maggiori responsabili del fenomeno aritmico sono le cardiopatie reumatiche, dovute ad una malattia infettiva, e quelle valvolari, come la stenosi mitralica.

Quindi:

Cardiopatia reumatica.

Cardiopatia valvolare (o valvulopatia).

Infarto del miocardio.

Coronaropatie.

Ipertensione.

Ipertiroidismo.

Diabete mellito.

Malattie respiratorie.

Reflusso gastroesofageo.

Ernia iatale.

Obesità.

Infine, concorrono allo sviluppo di una fibrillazione atriale, in un individuo sano, anche circostanze non patologiche. Esse determinano fenomeni isolati, ad esaurimento spontaneo. Si ricordano ad esempio:

Eccesso di fumo.

Abuso di alcol.

Eccesso di caffeina.

Ansia.

Droghe.

Eccesso di alcuni farmaci.

 La semplice correzione di queste condizioni aiuta il soggetto colpito da fibrillazione atriale a risolvere il problema. Pertanto, condurre uno stile di vita sano, ancora una volta, rappresenta la prevenzione migliore. Non va inoltre dimenticato che alcuni dei comportamenti appena elencati sono il preludio a disturbi patologici ben più gravi di una “semplice” fibrillazione atriale isolata.

Ringraziamo il dott. Fabrizio Rizzo per la preziosa collaborazione.

A breve la seconda parte che tratterà i sintomi e le possibili complicazioni, la diagnosi e le terapie.

Alberto Visalli

 

 

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