L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha riscontrato una sequenza sismica in corso sui Nebrodi dallo scorso 14 gennaio per cui sono state localizzate 60 scosse di terremoto di magnitudo maggiore o uguale a 0.9, di cui 4 con magnitudo pari o superiore a 3.0.
La più forte di queste, lo ricordiamo, quella di domenica 18 gennaio alle 14:54 di magnitudo 4.0 con epicentro a Militello Rosmarino, seguita dalla scossa di magnitudo 3.7 avvertita lunedì pomeriggio con magnitudo 3.7 ed epicentro tra Sant’Agata Militello e Militello Rosmarino. In tutti i casi fortunatamente non si sono registrati danni a persone o cose.
Sulla questione, che tiene naturalmente in grande apprensione la comunità dei Nebrodi, abbiamo sentito il geologo Antonio Scurria.
«Gli studi sismo-tettonici effettuati nell’area hanno dimostrato che la zona a cavallo tra i Monti Nebrodi e i Monti Peloritani, in accordo con le sue caratteristiche geologico-strutturali, risulta sismicamente attiva e risente della sismicità del basso Tirreno, caratterizzata da magnitudo massima osservata prossima o di poco superiore a 6», ci dice Scurria.
«Peraltro, gli studi hanno osservato un’anomalia di intensità con esaltazione dell’effetto macrosismico lungo la costa, tra Acquedolci – Sant’Agata Militello e Capo d’Orlando, probabilmente dovuto alla situazione litostratigrafia locale (alluvioni su substrato rigido, cristallino o sedimentario, del “complesso calabride”)».
Secondo il geologo santagatese dunque, «l’attività degli ultimi giorni è del tutto compatibile con le caratteristiche di pericolosità sismica del nostro territorio. Il verificarsi di questi fenomeni determina lo scarico dell’energia accumulata, facendo statisticamente diminuire il rischio di terremoti di maggior intensità, che spesso in passato sono avvenuti proprio dopo lunghi periodi silenti – conclude -. Sebbene non possano farsi previsioni, le molte repliche, per adesso tutte di minore magnitudo rispetto alla scossa registrata la mattina del 18 gennaio (M=4,1) non fanno altro che redistribuire gli sforzi nell’area attorno all’epicentro».
















