CoronaVirus

Ospedale, è subito polemica. Uil:”Operatrici non dovevano essere là”. NursingUp: “In trincea senza tutele”.

Ha fatto presto ad infuocarsi il dibattito dopo l’accertamento della positività di tre operatrici del reparto di Cardiologia dell’ospedale di Sant’Agata Militello (come riferito in anteprima oggi dal nostro sitoleggi qui -).
Questa la situazione attuale. I tamponi al personale del reparto di cardiologia, medici e infermieri, tra cui i positivi accertati oggi, ed al personale in servizio al pronto soccorso sono stati eseguiti tra domenica e lunedì scorsi e adesso si attendono gli altri responsi, mentre dovrebbero essere disposti adesso i test su familiari dei positivi ed altri soggetti con cui sono eventualmente stati in contatto.
Nel frattempo, però, mentre cresce la preoccupazione non solo all’interno del presidio ma nell’intero hinterland, per pazienti che si trovano ricoverati nella struttura o sono stati trattati di recente in ospedale, al personale sanitario tutto e relativi familiari, si sono fatte strade ipotesi, al momento puramente teoriche, riguardo presunti legami dei contagiati santagatesi, in particolare di una delle operatrici, con contagiati nel focolaio della case di riposo di San Marco d’Alunzio. Non hanno dunque tardato ad arrivare due durissime note da parte dei sindacati della Uil (leggi qui) e del Nursing Up (leggi qui).

La Uil, a firma del segretario provinciale Giuseppe Calapai chiede all’assessorato regionale alla salute ed all’Asp un accertamento della dinamica dei fatti ed  eventuali responsabilità ed omissioni:
“Siamo di fronte, per quanto ci risulta, a dipendenti i cui familiari stretti sono risultati positivi al virus e, quindi, in attesa dell’esito dei tamponi, già effettuati, per cui sarebbe stato saggio esentarli dal servizio anche utilizzando gli istituti previsti dal CCNL – scrive la Uil -. Tra l’altro, il numero di operatori e la riduzione dell’attività assistenziale,  limitata all’urgenza, avrebbe consentito la sostituzione dei lavoratori sottoposti a tampone e che, invece, sono stati in servizio sino a poche ore prima della conoscenza del risultato. Riteniamo non solo inopportuna e superficiale ma anche irresponsabile la decisione del Direttore dell’ospedale di mantenere in servizio gli operatori, sconsigliata da più parti e non possiamo tacere, anche se secondario rispetto alle conseguenze del contagio, l’aggravio di costi per il servizio sanitario per la conseguente e necessaria prova tampone cui saranno sottoposti gli altri operatori, i familiari e le persone venute a contatto con i contagiati, oltretutto in un momento di gravi difficoltà nell’approvvigionamento di materiale sanitario compresi tamponi e reagenti”.

Il sindacato Nursing Up, a firma del dirigente Biagio Proto e degli rsu aziendali Amalia Giovanna Murano, Leone Brancatelli e Letteria Aragona, scrive:
“Duole dover rappresentare che il personale infermieristico in questione, in attesa del risultato del tampone rino-faringeo, nonostante una prima ed oculata collocazione in quarantena, a seguito di contatti con soggetti risultati già positivi, sia stato rispedito in trincea, tramite comunicazione scritta. Ci chiediamo come sia possibile azzardare un simile disposizione. Duole – prosegue la nota del NursingUP – dover rappresentare come, al di la degli eventi odierni, la carenza di DPI idonei ed adeguati sia notevole. Il personale tutto è esposto al rischio contagio. L’epidemia avanza, e chi si trova in prima linea è sprovvisto di ogni tutela”.