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Prendere il sole fa bene … ma con le giuste precauzioni!

Il 21 giugno è ufficialmente iniziata l’estate, con essa è sempre più viva la voglia di vacanza e di esporsi al sole alla conquista del relax e della tanto amata tintarella. Dei benefici e rischi dell’esposizione solare, delle corrette misure da adottare in previsione di qualche ora o, per i più fortunati, di un’intera giornata di vacanza sotto i raggi del sole, parliamo oggi con la dott.ssa Roberta Giuffrida, specialista in Dermatologia e Venereologia.

Dott. ssa Giuffrida, quali sono i benefici dell’esposizione al sole?

I danni provocati da un’impropria e scorretta esposizione solare sono ormai ben noti a tutti. Allo stesso tempo, tuttavia, non bisogna pensare che il sole abbia solo effetti nocivi per la nostra pelle, rappresentando, per certi versi, una vera e propria medicina naturale e gratuita per la salute dell’uomo. Le prime evidenze scientifiche sui benefici dell’esposizione alle radiazioni solari risalgono al 1929, quando fu dimostrata l’importanza di queste ultime nella cura del rachitismo, una patologia scheletrica, dovuta a carenza di vitamina D, indispensabile per l’assorbimento del calcio.

La vitamina D, infatti, è anche nota come “vitamina del sole”, proprio perché l’esposizione alle radiazioni solari, anche solo per brevi intervalli di tempo (15-20 minuti al giorno), ne favorisce la sintesi attraverso la pelle, con effetti importanti, dimostrati recentemente anche nei distretti extrascheletrici.

Sono comunque numerosi i benefici del sole, non strettamente correlati alla produzione di vitamina D. L’esposizione solare, infatti, migliora il benessere e le attività mentali e riduce lo stress, attraverso l’attivazione del sistema neuroendocrino e il rilascio di sostanze, quali la serotonina, neurotrasmettitore deputato, tra l’altro, alla regolazione del tono dell’umore.

Un altro ben noto effetto positivo della luce solare riguarda la cura di alcune malattie dermatologiche, come la psoriasi, la vitiligine e l’eczema. Anche in queste situazioni, tuttavia, è necessario esporsi al sole con criterio, poiché eventuali scottature potrebbero favorire il peggioramento delle stesse patologie. Relativamente all’acne, le radiazioni solari, se da un lato possono avere effetti positivi, mediante la loro attività antiinfiammatoria e antibatterica, a lungo termine, sono in grado di stimolare la comedogenesi, peggiorando il quadro clinico e rendendosi responsabili frequentemente di recrudescenze autunnali.

Più recenti sono, invece, gli studi riguardanti i benefici del sole sulla riduzione della pressione arteriosa, tramite l’induzione del rilascio di ossido nitrico a livello cutaneo, potente vasodilatatore.

Ci sono rischi da esposizione non corretta e/o eccessiva?

 

Si certo! Il sole, fonte benefica psichica e fisica, in caso di esposizioni eccessive e/o senza le dovute precauzioni, nonché in particolari condizioni (genodermatosi, immunodepressione) o fasce d’età (bambini, anziani), può trasformarsi in un vero e proprio nemico della pelle.

La nostra pelle, infatti, riesce ad adattarsi all’esposizione solare mettendo in atto diversi meccanismi di difesa (produzione di melanina, ispessimento dello strato corneo, sintesi di acido urocanico, attivazione di molecole antiossidanti e di sistemi di riparazioni del DNA), che, tuttavia, nelle condizioni suddette, possono risultare insufficienti o difettose, determinando l’insorgenza di manifestazioni cutanee di diversa entità.

Lo spettro delle radiazioni solari è formato da radiazioni elettromagnetiche con diversa lunghezza d’onda. Tra queste, le radiazioni ultraviolette A e B (UVA e UVB) sono le principali responsabili degli eventi avversi a breve e a lungo termine correlati alla fotoesposizione.

Gli eventi acuti, dovuti principalmente all’effetto degli UVB (lunghezza d’onda compresa tra 280 e 315 nm), si rendono già visibili dopo poche ore dall’esposizione solare e sono rappresentati tipicamente dal ben noto eritema solare (pelle arrossata e calda, nei casi più severi accompagnata da gonfiore e formazione di vescicole o bolle), causato dall’azione degli UV sull’epidermide, con conseguente liberazione locale di mediatori che determinano vasodilatazione ed eritema. Oltre che sulla pelle, gli effetti a breve termine, possono riguardare gli occhi, con sintomi e segni rappresentati da bruciore, lacrimazione e fotofobia (ipersensibilità alla luce). Gli effetti cronici dell’esposizione alle radiazioni UV (naturali o artificiali), dovuti sia ai raggi UVB che a quelli UVA (lunghezza d’onda compresa tra 315 e 400 nm), sono rappresentati principalmente da due fenomeni: il fotoinvecchiamento (alterazioni della pigmentazione cutanea, aumento dello spessore, della rugosità e della secchezza della cute, tipicamente interessanti aree cronicamente fotoesposte quali il volto e il dorso delle mani) e la fotocarcinogenesi (insorgenza di tumori cutanei maligni).

Dott.ssa Roberta, c’è relazione fra tumori cutanei e esposizione solare?

Il sole è un fattore di rischio noto per l’insorgenza di tumori cutanei maligni, che tipicamente riconoscono un’origine epiteliale (carcinoma basocellulare e carcinoma squamocellulare in situ e invasivo) o melanocitaria (melanoma). I primi, di più frequente riscontro, sono nella maggior parte dei casi curabili e raramente letali. Il melanoma, invece, è una neoplasia particolarmente aggressiva, in grado di invadere in breve tempo i tessuti circostanti e di diffondere nell’organismo, con metastasi a carico di diversi organi, rappresentando, così, la principale e più temibile causa di morte per neoplasia cutanea. L’incidenza di questi tumori è andata aumentando negli anni, anche a causa delle cattive abitudini relative alla fotoesposizione. In particolare, l’insorgenza dei carcinomi basocellulare e squamocellulare sarebbe da riferire a una eccessiva, prolungata e non protetta esposizione alle radiazioni solari; al contrario, lo sviluppo di melanoma sarebbe favorito da una esposizione solare di tipo intermittente/ricreativa, nonché da pregresse scottature, specialmente se avvenute in età pediatrica.

Esistono categorie di persone più a rischio di sviluppare i danni da fotoesposizione?

 La cute di ogni individuo mostra una diversa reazione in seguito all’esposizione alla luce solare. In base al colore della pelle, dei capelli e degli occhi, alla comparsa di eritemi solari e alla tendenza ad abbronzarsi, è possibile individuare sei diversi “fototipi”, caratterizzati da un ordine decrescende di fotosensibilità. Gli individui con fototipo I-II (occhi chiari, capelli rossi/ biondi, pelle chiara) sono particolarmente sensibili ai raggi solari e tendono tipicamente a scottarsi. Viceversa, i soggetti con fototipo più alto (occhi chiari/scuri, capelli castani/neri, colorito cutaneo leggermente scuro, olivastro o nero) sono sempre meno esposti al rischio di scottature e si abbronzano più o meno facilmente (fototipi III-IV) o sono naturalmente di pelle scura (fototipi V-VI). La suscettibilità individuale associata al fototipo ha quindi un ruolo importante nell’insorgenza di eventi avversi provocati dall’esposizione ai raggi solari.

Bisogna, altresì, segnalare che il rischio di sviluppare danni da fotoesposizione è aumentato in alcune categorie di soggetti. In particolare si ricordano gli individui immunodepressi (ad esempio i trapiantati d’organo), i cosiddetti “outdoor workers” (“lavoratori all’aperto”), ovvero soggetti quasi quotidianamente esposti al sole per ragioni professionali (contadini, muratori, pescatori), nonché coloro i quali sono cronicamente fotoesposti per motivi ludici (chi pratica sport all’aria aperta: velisti, surfisti, sciatori).

Quali le misure da adottare per ridurre i rischi correlati all’esposizione ai raggi solari?

 Le regole di una corretta fotoprotezione sono poche e di facile attuazione. Innanzitutto è bene ricordare che l’esposizione solare deve essere prudente e graduale, evitando le ore centrali della giornata (dalle 11 alle 15 con l’ora legale). E’ indispensabile il ricorso a idonei schermi solari con elevato fattore di protezione o comunque adeguato al proprio fototipo, da applicare mezz’ora prima dell’esposizione e da riapplicare ogni due-tre ore. Inoltre, sarebbe opportuno indossare indumenti protettivi, quali cappelli a tesa larga (per proteggere anche il collo e le orecchie), maglietta e occhiali da sole e approfittare dell’ombra di alberi o ombrelloni. Bisogna tenere a mente, ancora, di non esporsi al sole se sono in corso trattamenti con farmaci fotosensibilizzanti (ad esempio alcuni antibiotici e antiinfiammatori), nonché di evitare il ricorso a sorgenti artificiali di radiazioni UV (lettini abbronzanti). Relativamente a quando detto sulle scottature solari e sul rischio di insorgenza di melanoma, è fondamentale, inoltre,  proteggere sin da subito i bambini, evitando assolutamente l’esposizione nei primi sei mesi di vita e  limitando la loro esposizione al sole al primo mattino e al tardo pomeriggio.

È da ricordare, infine, che una buona fotoprotezione dovrebbe essere praticata durante tutti i mesi dell’anno, e non limitata solo alla stagione estiva, soprattutto da chi, come noi, ha la fortuna di vivere a contatto con le “belle spiagge della Trinacria isola, dove pasce il gregge del Sol, pasce l’armento”. (Odissea, XII, vv. 126-127; trad I. Pindemonte, vv. 164-166).

Ringraziamo la dott.ssa Roberta Giuffrida per la sua collaborazione.

Alberto Visalli