Politica

Pubblicato il: 11, novembre 2014

coalizione sottileEgregio Sindaco di Sant’Agata Militello dottor Carmelo Sottile, prenda atto del fallimento della sua amministrazione e rimetta il suo mandato alla volontà degli elettori. Sarà più o meno questo l’invito che tra poche ore, durante il consiglio comunale convocato per le 17:30, il gruppo di maggioranza consiliare formulerà al sindaco Sottile. “Sono fin troppo evidenti le responsabilità politiche dell’amministrazione comunale sulla soppressione dell’ufficio del giudice di pace – affermano i consiglieri Elisa Gumina e Domenico Barbuzza – . Il sindaco Sottile farebbe bene a valutare l’ipotesi di rassegnare immediatamente le proprie dimissioni”. “Ostinarsi a continuare a ricoprire un ruolo per il quale non si ha alcuna attitudine e competenza è un atto indegno e spregevole”, rincara la dose il presidente del consiglio comunale Antonio Scurria. La vicenda della chiusura, disposta dal Ministero della Giustizia, dell’ufficio del giudice di pace è chiaramente la goccia che fa traboccare il vaso dell’amministrazione comunale. Il decreto del Ministro Orlando inchioda inequivocabilmente l’amministrazione Sottile alle sue responsabilità, quelle di non aver ottemperato agli adempimenti richiesti dal decreto che nel Marzo 2014 salvava alcune sedi del giudice di pace, su richiesta delle stesse amministrazioni locali, di farsi carico di oneri relativi a spese e personale. La logica del mal comune mezzo gaudio,  ossia del fatto che il nuovo allegato con le sedi soppresse contenga parecchi comuni italiani, non può certo rappresentare una giustificazione valida, né tantomeno può passare per plausibile la storia della mancata notifica della circolare del 8 Ottobre, con la quale lo stesso ministero chiedeva ai Presidenti di Corte d’Appello e tramite essi ai rispettivi Tribunali di sollecitare le amministrazioni locali ad adempiere a quegli obblighi richiesti dal decreto al fine di scongiurare la chiusura della sede del giudice di pace. La soppressione del giudice di pace, con gli innumerevoli disagi e svantaggi, logistici, economici e persino di tutela dei diritti che gran parte della popolazione santagatese e dell’hinterland patirà di conseguenza, è però solo, come detto, la goccia che fa traboccare il vaso, l’ultimo esempio in ordine di tempo di un sistema di amministrare incapace di dare risposte reali alle esigenze della città, esigenze che si fanno sempre più urgenti ed onerose, indubbiamente aggravate dalla situazione complessiva globale per gli enti locali sempre più nera, ma cui Sant’Agata Militello non riesce a far fronte in alcun modo.
sottile 1Dalla crisi finanziaria del Comune, che per la prima volta nella storia non riesce a pagare gli stipendi ai suoi dipendenti, alla discutibile gestione del servizio rifiuti, dalla paralisi sull’opera pubblica più importante e strategica, il Porto, impantanato non solo dai ricorsi ma da un immobilismo amministrativo nell’ultimo anno certificato persino dalla relazione del nuovo Rup, all’incapacità di dare slancio alle attività sociali, turistiche, culturali e promozionali, con l’evidente fallimento delle ultime stagioni estive. Dalla continua ed inesorabile perdita di centralità e peso politico nella governance sovra territoriale del comprensorio nebroideo, di cui Sant’Agata fino al 2013 non solo era partecipe ma leader, ai mancati interventi anche per la quotidiana e spicciola amministrazione fino al caos interno alla struttura comunale, una vera e propria torre di Babele impantanata nell’aspra lotta e nel clima di tensioni instauratesi a Palazzo Faraci, è davvero difficile trovare uno spiraglio di luce per la città. Di contro però la città assiste alla perenne litigiosità di una coalizione che, esaurito il suo compito elettorale, quello di far fronte contro il nemico comune, ha da subito palesato difficoltà di convivenze, malumori, mal di pancia, placet, benestare, fuoco amico, veti e vincoli incrociati, tanto da rendere impossibile qualunque pacifica strategia politica, rendendo necessari summit continui, talvolta ad alta tensione, per pianificare anche la più semplice delle scelte. “Una squadra di cui il Sindaco sarà l’arbitro in grado di garantire le forze politiche  che hanno voluto con forza il progetto Sottile“, questo recitava il programma elettorale della coalizione che vinse l’elezioni del 10 Giugno 2013. Una coalizione governata non da un leader ma da un arbitro, una contraddizione in termini già in partenza, appesantita dall’evidenza di come quell’arbitro abbia perso la bussola già al primo minuto della partita, ecco perché le dimissioni non restano che l’unica via d’uscita anche se, appare scontato, che l’invito della maggioranza consiliare non sarà ovviamente accolto, né questa sera né mai.

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