Cronaca

Pubblicato il: 31, agosto 2013

campetto terrefortiMi piacerebbe scrivere di cose belle e non di cose negative.

Ed è proprio parlando di una iniziativa positiva che voglio cominciare.

Vi voglio raccontare della buona volontà di un gruppo di ragazzi che, dal 2011 si occupano, autonomamente, della pulizia del campo di calcetto di contrada Terreforti. Ragazzi che, insieme ad altri residenti, hanno chiesto alla vecchia amministrazione comunale che le luci, in quella zona, rimanessero accese anche durante la notte, per evitare che quel luogo venisse utilizzato per scopi indecorosi e per far sì che fosse fruibile anche durante la sera. Uno spazio pubblico che serve a togliere dai pericoli della strada molti giovani, che serve a dare loro una possibilità pulita di svago. Ma di nuovo qualcuno ha deciso di sporcare quello spazio, e stavolta non con i rifiuti ma con le parole. Ad alcuni residenti davano fastidio quelle luci accese anche di notte, e così è stato chiesto alla nuova amministrazione comunale che venissero spente. Sembrava che i vandali non aspettassero altro per prendere di mira quello spazio. L’inciviltà di certe persone non ha limiti. Durante la notte qualcuno ha pensato di imbrattare i muri con scritte blasfeme, che non offendono soltanto chi si occupa di pulire puntualmente quello spazio, ma tutti noi. Chi si occupa di quello spazio lo fa per migliorare le condizioni sociali e ambientali del quartiere, per dare un esempio di senso civico e di responsabilità, perché i ragazzi vanno educati alla cura dell’ambiente in cui vivono, al rispetto di esso ma, evidentemente, non tutti sono così educati.

I ragazzi che si sono presi costantemente cura del campetto continueranno a farlo, ma sarebbe giusto a questo punto un intervento delle istituzioni, per togliere al più presto quelle scritte che offendono la sensibilità di ognuno di noi e per ripristinare l’illuminazione che, sicuramente, è un ottimo deterrente agli atti vandalici. Sarebbe ancora più giusto che i cittadini fossero più sensibili a certi argomenti. La città in cui viviamo è la nostra “casa più grande”, i suoi spazi ci appartengono e dobbiamo averne cura e difenderli come faremmo con la nostra “casa più piccola”. Non deleghiamo agli altri, non facciamo finta di niente accusando gli altri di far finta di niente. E’ dall’impegno di ognuno di noi che dipende il bene del “nostro” paese.

RosaMaria Castrovinci

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