Attualità

Pubblicato il: 30, aprile 2015

L’ordinanza del Tribunale ordinario di Catania, prima sezione civile, è dello scorso 26 Gennaio ma fin’ora i particolari non erano mai venuti fuori. Dettagli di un’ennesima sentenza (leggi sentenza integrale), a questo punto davvero l’ultima, che mette una pietra tombale su cinque anni di ricorsi ed appelli, di carte bollate ed illazioni su presunte illegittimità di un procedimento che, evidentemente, oltre al vaglio tecnico che sta portando, finalmente, all’avvio dei lavori, ha ricevuto negli anni anche i riscontri giudiziari positivi da parte dei vari tribunali amministrativi ieri, oggi civili. Il tribunale di Catania ha confermato le motivazioni che ad Agosto 2014 (leggi articolo in archivio) avevano condotto il giudice Pulvirenti a respingere la richiesta di provvedimento cautelare avanzata dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua, supportata dagli  interventi volontari dell’impresa Costruzioni Bruno Teodoro spa, dichiarati inammissibili. L’appello al tribunale catanese era l’ultima “ancora” cui aggrapparsi per smontare l’iter di assegnazione dell’appalto vinto dalla Sigenco e passato in carico alla Cogip dopo il trasferimento del ramo d’azienda. La giunta comunale guidata dal sindaco Bruno Mancuso aveva preso atto, nel Dicembre 2011, del trasferimento del ramo d’azienda, dando seguito a tutti gli atti propedeutici per l’avvio dei lavori. Un operato che è risultato dunque corretto, nonostante i ripetuti attacchi di chi in questi anni ha sempre costantemente sbandierato presunte “irregolarità”. Anche il collegio dei giudici del Tribunale di Catania ha dunque ritenuto di rigettare i ricorsi di Condotte d’Acqua e Bruno Teodoro, condannando le imprese al pagamento di 5.000 euro ciascuna più il rimborso forfettario delle spese generali, perché portatrici di un solo “mero interesse di fatto all’annullamento del contratto di cessione del ramo d’azienda”. La sentenza di Agosto 2014 del Tribunale di Catania dunque non va riformata, e mantiene quei caratteri così perentori nei quali il giudice evidenziava la mancanza “di presupposti di fatto che starebbero alla base della richiesta della Condotte d’Acqua a tutela del proprio presunto interesse”, della Bruno Teodoro, anch’essa ricostituitasi in appello, e, solo all’epoca della sospensiva di Agosto, della Ricciardello Costruzioni. Smontato dunque, dalla stessa Regione, il corollario della irregolarità dell’iter di gestione della gara d’appalto, dopo l’ormai famoso e clamoroso “scivolone” dell’ing. Sansone (articolo in archivio), dopo le sentenze di Tar e Cga vari, rimaneva solo la pronuncia del tribunale civile a certificare la qualità dell’iter condotto negli anni sotto l’egida dell’amministrazione Mancuso. Un procedimento che, non a caso, dopo il certosino lavoro di ricostruzione operato dall’ingegnere Ridolfo, che ha dovuto spesso dribblare ostacoli e prese di posizione di varia natura, sta ormai approdando all’apertura del cantiere, seppur con grave ritardo.

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