Politica

Pubblicato il: 4, aprile 2014

ospealeclosedVia talassemia, neurologia, stroke unit. Fine della chimera, divenuta ormai una favoletta pluridecennale, dell’Utic, unità di terapia intensiva coronarica. In sostanza l’ennesima mortificazione dell’ospedale di Sant’Agata Militello e, tramite esso, dell’intera popolazione di riferimento, quegli ottanta mila abitanti che ricadono nel comprensorio del distretto sanitario 31. Quei cittadini risultano evidentemente invisibili agli occhi dei politici di turno, dell’assessore regionale alla salute Lucia Borsellino, del suo presidentissimo Crocetta e di quanti gestiscono l’affare sanità in Sicilia e continuano a giocare sulla pelle della gente. La nuova bozza dell’assessore Borsellino (vedi pdf allegato), a meno che anche questa come le altre tre non venga clamorosamente ritirata poiché indigesta a destra ed a manca, prevede di nuovo l’accorpamento degli ospedali “riuniti” Sant’Agata e Mistretta. A Sant’Agata, però, come detto, vengono tolti importanti servizi, viene ulteriormente ridimensionata la vocazione di emergenza urgenza dell’ospedale, più volte e da più parti definito presidio di frontiera per un territorio troppo distante dai centri metropolitani. A Sant’Agata ci saranno 5 unità operative complesse (Chirurgia generale, Medicina, Ortopedia, Ostetricia e ginecologia e Cardiologia) e 2 semplici (Pediatria e Lungodegenza), con 78 posti letto suddivisi in 58 acuti, 12, day hospital e 8 di lungodegenza. Se Sant’Agata piange, il suo “gemello” Santissimo Salvatore di Mistretta sta forse anche peggio. L’illusione del ripristino del punto nascite non è stata infatti accompagnata dalla previsione di alcuna figura per i reparti di ostetricia e ginecologia, fermo restando i 60 posti di riabilitazione e lungodegenza e gli 8 indistinti tra medicina e chirurgia. A ridere è invece Patti, col “Barone Romeo” che gode dei suoi soliti Santi in paradiso e che mantiene la sua dotazione strutturale,  ottiene più posti letto e vedrà l’attivazione dell’emodinamica. Intanto l’assemblea dei sindaci del distretto 31, riunita ieri a Sant’Agata (che sembra recitare ormai sempre più pro forma il ruolo di capofila mentre il baricentro decisionale ed autorevole si è spostato ad est) ha espresso forti perplessità e malcontento per la nuova bozza di riorganizzazione della rete ospedaliera. I rappresentanti delle amministrazioni locali e dei sindacati hanno persino paventato l’impugnativa al Tar del decreto di riorganizzazione degli ospedali.

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