Cronaca

Pubblicato il: 15, gennaio 2014

crocetta-ercoleDa una parte ci sta la gente comune, il cittadino, il lavoratore, il piccolo imprenditore, il negoziante. Tutti coloro, insomma, cui la politica chiede continuamente di stringere la cinghia, di pagare tasse e tariffe, di rinunciare a servizi importanti, un tempo garantiti dalla pubblica amministrazione, o quantomeno di limitarne il ricorso, il tutto per far fronte a quella che da decenni tutti chiamano “crisi”. Dall’altra parte, invece, ci stanno proprio loro, quegli stessi politici che, nello stesso momento in cui chiedono sacrifici alla gente si fanno rimborsare, coi soldi (pubblici) destinati alle attività dei gruppi parlamentari regionali, pranzi e cene nei ristoranti esclusivi, soggiorni in hotel di lusso, anche le spese per comprarsi i fumetti e persino quelle per la biancheria intima. L’inchiesta che sta facendo tremare Palazzo dei Normanni, con 97 persone indagate di cui 83 tra ex deputati o parlamentari regionali tutt’ora in carica, ancorché nella sua fase preliminare (presunzione d’innocenza ovviamente  garantita per tutti ed accuse di peculato tutte da dimostrare, ndr) è comunque di quelle che, per dirla alla “volgare”, fanno “girare le scatole” e non poco, soprattutto ai tanti che, come si suol dire, stentano ad arrivare a fine mese. Nel maxi elenco delle persone coinvolte ci stanno proprio tutti.

laccotopdPer la nostra provincia, ad esempio, c’è l’onorevole brolese Pippo Laccoto. Giunto alla sua seconda legislatura consecutiva all’Ars, dopo un decennio di sindacatura nel centro brolese più un altro lustro come assessore, Laccoto, uno dei cardini del progetto politico che accompagna l’amministrazione comunale santagatese, sarebbe indagato, secondo gli atti dell’inchiesta, per l’utilizzo “improprio” di 3.492 euro, riferiti alla passata legislatura. Assieme a lui l’intero o quasi stato maggiore del Partito Democratico siciliano, da Antonelli Cracolici, destinatario di avviso di garanzia al pari degli altri 12 capigruppo della precedente legislatura, al segretario attuale Giuseppe Lupo, dal presidente della commissione attività produttive Marziano a  quello della commissione Sanità Digiacomo, per giungere sino al “guru” Davide Faraone, deputato nazionale e di fresca nomina come responsabile del welfare nella segreteria del neo leader Matteo Renzi. 97 persone indagate in tutto ( l’elenco completo nell’articolo in archivio) per un’inchiesta che rischia davvero di scatenare un terremoto politico, come già accaduto per le stesse ragioni in altre regioni d’Italia. Mai come stavolta il “magna magna”, qualora fosse confermato, sarebbe evidente. Dalle carte in possesso della procura di  Palermo, acquisite a partire dal 2012 dalla polizia tributaria del nucleo tutela spesa pubblica della Guardia di Finanza, emerge che i contribuenti siciliani avrebbero davvero pagato agli onorevoli tutto ciò che c’era da pagare. Ci sono le borse Loius Vuitton e le cravatte Hermes, i gelati ed i caffè. Tra le spese sostenute “per finalità non istituzionali” alcune davvero curiose: 1320 euro per l’acquisto di cravatte e carré di seta Hermes attinti dal fondo cassa del Gruppo Misto. Quelli di Fli, invece, spesero 79 euro per due stufe. L’onorevole Totò Lentini, quando era al gruppo Misto, acquistò 8 I pad da “Pick Up”  per un costo totale di 5.970 euro. Sul podio della top ten delle spese folli, però, quelle finanziate coi tredici milioni l‘anno che, stando alla legge, dovrebbero servire per finalità istituzionali, salgono a pieno diritto quelle attribuite ad onorevoli del Pdl che si sarebbero fatti rimborsare la mancia di un euro lasciata in focacceria, per quattro volte, il rimborso di una contravvenzione ad un’auto intestata al capogruppo Innocenzo Leontini e, dulcis in fundo, 179 euro e 40 centesimi rimborsati a Livio Marrocco, ex capogruppo di Futuro e Libertà, per l’acquisto delle copie del fumetto preferito, Diabolik.

finanza regioneAl momento, come detto, il procuratore aggiunto Leonardo Agueci e i sostituti Maurizio Agnello, Luca Battinieri e Sergio Demnontis hanno notificato solo tredici avvisi di comparizione ai capigruppo della scorsa legislatura. Le audizioni partiranno il 24 gennaio con Francesco Musotto, ma altri deputati regionali, tra cui il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, appreso dalla stampa dell’inchiesta a proprio carico, hanno già reso dichiarazioni spontanee ai magistrati. L’ipotesi di reato, allo stato attuale, è quella di peculato ma l’inchiesta è comunque complessa perché la zona grigia tra il lecito e l’illecito è ampia. La legge, infatti, stabiliva che i fondi dovessero essere usati per l’attività politica dei Gruppi, un concetto tutto da interpretare. Sembrerebbe molto probabile l’apertura di una seconda tranche dell’indagine con l’ipotesi di danno erariale.

 

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