Politica

Pubblicato il: 12, dicembre 2014

porto11Chiamata in soccorso per togliere di mano la “patata bollente”, nella malcelata speranza che la soluzione trovata a Palermo fosse quella voluta (da alcuni), “mamma Regione”  rispedisce al mittente, l’amministrazione comunale di Sant’Agata Militello, quella stessa patata. La pietanza scottante sul piatto è ovviamente l’appalto per il completamento del Porto dei Nebrodi, resa ancor più rovente (per alcuni) dopo la risposta che gli uffici regionali hanno inviato al comune sulla relazione predisposta dal responsabile unico del procedimento, ing. Basilio Ridolfo . Il dipartimento regionale alle infrastrutture e , nello specifico il sevizio opere marittime e portuali, espletando nei fatti ciò che era nelle proprie competenze, non ha potuto che prendere atto del proficuo lavoro  svolto dal Rup, capace di fare in pochissimo tempo ciò che in oltre un anno la nuova struttura comunale voluta dalla compagine amministrativa non ha fatto, ossia un’esatta ricostruzione del vorticoso iter dell’appalto e soprattutto proposte concrete per lo sblocco dell’empasse.
porto2Spetta dunque all’amministrazione comunale, unica titolata a farlo, la decisione su cosa si vuole fare di questo benedetto Porto. Senza rete, senza tutori né suggeritori, o ciambelle di salvataggio politico – istituzionali, Sottile e la sua cordata di fronte al bivio devono dunque uscire allo scoperto e prendere una strada chiara per il destino dell’opera pubblica più importante per Sant’Agata ed il suo hinterland. Proseguire nell’intento, già manifestato a Luglio, di instaurare un procedimento di rescissione per inadempienze del contratto con la Cogip o seguire ciò che il Rup, cui questa stessa amministrazione si è affidata, ha suggerito dopo aver vagliato attentamente le carte, cioè il dialogo con l’impresa. Ciò che oggi la Regione si è limitata a ricordare al Comune di Sant’Agata è che, “qualora” si volesse pervenire alla risoluzione per gravi inadempienze del contratto d’appalto con la Cogip, il Vangelo da seguire è quello dell’art. 136 del codice sugli appalti. Una disciplina propria per appalti ordinari, passibile, in tal caso, di estensione ad una tipologia diversa, per l’appunto l’appalto integrato del Porto santagatese. In quel caso dovrebbe essere nominato un direttore dei lavori, figura da reperire nella pubblica amministrazione con compenso rientrante nella quota del 2% già prevista e da suddividere per tutte le figure necessarie. Quel direttore dei lavori andrebbe poi a muovere le contestazioni non già su lavori eseguiti bensì sul progetto. Da lì scaturirebbe il procedimento per rescissione, con le dovute tempistiche e possibilità dovute nei confronti dell’impresa. Un processo altamente “rischioso” per l’amministrazione e per lo stesso destino del Porto per il quale la Regione ha comunque specificato il percorso eventualmente a seguire. Basilio-RidolfoDall’altra parte del bivio, come detto, c’è invece la strada individuata dal Rup, ing. Ridolfo, che già nella sua relazione presentata ad Ottobre alla Regione aveva concluso auspicando la convocazione dell’impresa, la formalizzazione delle criticità emerse e delle discordanze tra progetto definitivo ed esecutivo, con onere a carico della ditta per gli adeguamenti,  e la concessione di un tempo limite entro cui appianare tutto e finalmente procedere verso l’avvio del cantiere. Il tutto alla luce del fatto, scriveva Ridolfo, che “nessun procedimento giudiziario al momento impedisce la prosecuzione dell’iter”.  A meno ché  alcuni non vogliano ancora tirare la corda, sperando che sia proprio il fronte giudiziario, ribaltando ciò che la stessa giustizia amministrativa ha sancito fin’ora con decine di pronunce, a togliere definitivamente la patata dal fuoco per imboccare la direzione sperata e voluta (da alcuni).

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