Politica

Pubblicato il: 24, gennaio 2014

crocLa citazione è sua, nessuno vuol togliergli meriti, la frase originale è proprio del presidente della Regione Rosario Crocetta: “La Sicilia è in prognosi riservata”. Peccato che a portarcela sia stato proprio lui. Crocetta, infatti, scaglia la sua ira contro il commissario dello stato, reo, a suo dire, di aver affossato la Regione bocciando gran parte della manovra finanziaria di recente approvazione dell’Ars. Letture politiche, giudizi di vittimismo, accuse di incostituzionalità ed illegittimità della stessa figura del commissario dello stato sono però tutte valutazioni soggettive per nascondere o giustificare quello che è uno dei tanti fallimenti del governo regionale e della sua maggioranza “incollata” che lo tiene ancora in piedi. Mai nella storia una manovra finanziaria aveva  subito una clamoroso bocciatura come quella operata dal prefetto Carmelo Aronica che ha rispedito al mittente ben 33 articoli su 50 del testo di legge. A questo punto servirà un’altra Finanziaria, una manovra per redistribuire i fondi liberati dalla pesante impugnativa del Commissario dello Stato, mentre l’Ars chiederà la  promulgazione della legge di stabilità già approvata senza le parti cassate. Le ricadute reali sono durissime. In Gazzetta ufficiale, infatti, la legge di stabilità arriverà la prossima settimana. E fino ad allora, gli stipendi dei dipendenti regionali non potranno essere erogati. Se ne parlerà almeno nella prima settimana di Febbraio. Fermi anche i soldi per gli enti collegati alla Regione. Come detto, però, sarà necessaria una manovra bis per redistribuire le somme, 558 milioni, contenute nelle norme cassate o apportare correttivi a quelle bocciate dal commissario dello stato. C’è dunque il rischio concreto della paralisi finanziaria della Sicilia intera. Nel dettaglio, l’impugnativa del commissario statale ha giudicato gran parte dei provvedimenti della manovra non supportati da adeguata copertura, visti  nuovi e maggiori oneri a carico del bilancio della Regione con proprie risorse. Una copertura non credibile, non sufficientemente sicura e ancorata a criteri di prudenza, affidabilità e appropriatezza”. La durissima relazione del commissario boccia nei fatti l’operato del governo Crocetta, non solo perché ha messo a nudo l’incapacità di formulare norme capaci di reggere al vaglio proprio dell’impugnativa ma nello stesso tempo rintuzza tutti quei provvedimenti che erano stati sbandierati come traguardi prestigiosi. Bocciati ad esempio gli articoli riguardanti i contributi alle coppie di fatto, i residui passivi, la destinazione dei fondi derivati dal taglio alle spese sanitarie per l’integrazione dei servizi socio-sanitari, la norma sulle partecipate, sui contributi Irap alle imprese. Stop anche ai fondi per il contributo di autonoma sistemazione per gli alluvionati della provincia di Messina e per gli sfollati di San Fratello perché, “si amplia la platea dei soggetti destinatari dei benefici in assenza di una preventiva quantificazione dell’onere”. Non hanno costituito oggetto di impugnativa, invece, le disposizioni relative alla proroga per i lavoratori precari e i trasferimenti a Comuni e Province e per il settore del trasporto pubblico. Una vera e propria Waterloo per il governo regionale, impegnato solo nell’immediato post a sciorinare accuse al vetriolo sul commissario dello stato ed a lasciarsi andare al solito complottismo.  Dalle opposizioni, invece, giunge un coro di polemiche e proteste contro l’operato del governo. La situazione ora è critica. Attualmente le somme che corrispondono agli articoli impugnati andrebbero automaticamente a rimpinguare il Fondo per i residui attivi – crediti difficilmente esigibili dalla Regione. Deputati ed esecutivo starebbero verificando attraverso colloqui col Commissario dello Stato, se sia possibile destinare al fondo una cifra intorno ai 100 milioni. Destinando il resto, così, al finanziamento di enti e associazioni lasciati “a secco”. O quasi. Le somme in bilancio, infatti, consentirebbero di andare avanti per un mese, forse due. Ma senza una manovra o una soluzione tecnica in grado di recuperare quelle somme, tra poche settimane sarà la paralisi

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