Cronaca

Pubblicato il: 31, maggio 2014

conferenza camelotC’è anche l’onorevole regionale Bernardette Grasso, nella qualità di sindaco di Capri Leone, tra le venti persone indagate nell’ambito dell’inchiesta “Camelot”, condotta dalla Procura della Repubblica di Patti, sulla gestione di alcune progettazioni in opere pubbliche, inchiesta che nei mesi scorsi ha messo nell’occhio del ciclone l’ufficio tecnico del comune di Sant’Agata Militello. Il sindaco Grasso figura infatti tra le venti persone cui è stato notificato dalla Procura l’avviso di conclusione indagini. La Grasso è finita nei fascicoli dell’inchiesta Camelot per il progetto “Nebrodi Ospitalità diffusa”, realizzato dal comune di Capri Leone come centro capo fila di una rete di undici comuni. Contestato alla Grasso il reato di peculato in merito alla firma di un provvedimento per il conferimento dell’incarico a due professionisti, Carlo Giuffrè e Vincenzo Cordone, per un importo di 18 mila euro ciascuno. Quelle somme, secondo la Procura, non sarebbero state previste nel piano finanziario della fase definitiva del progetto. ““Sono sorpresa ed amareggiata ma allo stesso tempo fiduciosa e certa che riuscirò a dimostrare la mia assoluta estraneità ai fatti contestati”. E’ questo il primo commento dell’onorevole Bernardette Grasso -. “Mi sembra assurdo – prosegue la Grasso – finire nei fascicoli di un’inchiesta senza aver prodotto alcun comportamento penalmente rilevante, nè aver conferito incarichi tecnici o tantomeno aver gestito flussi di denaro”. L’avviso di conclusione indagini riguarda le altre 19 persone già segnalate nell’ordinanza di Febbraio che disponeva, per otto di loro, le misure cautelari. Si tratta di Francesco Spitaleri, Francesco Armeli, e Sebastiano Liuzzo, per lo stesso progetto “Ospitalità diffusa”, Giuseppe Contiguglia, ancora agli arresti domiciliari, Antonino Naso, Calogero Silla, Carmelo Gambadauro, Maria Grazia Bertolone,  e gli altri soggetti non raggiunti da alcuna misura, Bruno Mancuso, Carlo Giuffrè, Vincenzo Cordone, Maria Teresa Giuliano, Emanuele Giusti, Bernardo Paratore , Giovanni Amantea, Giuseppe Campisi, Natale Iannaggi , Benedetto La Macchia e Cono Galipò. Gli indagati avranno adesso 20 giorni di tempo per presentare le memorie difensive ed eventualmente chiedere di essere sentiti dal Pm. Successivamente sarà formulata la richiesta di rinvio a giudizio che sarà sottoposta al vaglio del Gup per la fissazione dell’udienza preliminare nella quale verranno disposti i rinvii a giudizio o gli eventuali proscioglimenti.

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