Cronaca

Pubblicato il: 3, giugno 2015

La Procura della Repubblica  di Patti ha richiesto il rinvio a giudizio per Giuseppe Pezzino,  26 anni abitante della frazione Canneto del comune di Caronia, e del padre Nino PEZZINO, 55anni , cui vengono contestati vari  episodi di incendio,  danneggiamento seguito da incendio, concorso in truffa aggravata e procurato allarme sociale. Nel mese di marzo , l’attività investigativa aveva  portato all’arresto di Giuseppe Pezzino , sottoposto  alla misura  degli arresti domiciliari  ed alla emissione  di un  avviso di garanzia al padre Antonino Pezzino . A questi atti erano seguiti gli interrogatori dei due che fornivano le loro giustificazioni al Magistrato Inquirente in merito alle loro scorribande che avevano gettato il terrore nell’area che, già dal gennaio 2004, era stata al centro di vari eventi incendiari noti come i “roghi di Canneto di Caronia”. I fenomeni noti come i “roghi di Canneto di Caronia” iniziati nel gennaio 2004   avevano  costituito oggetto  di un procedimento  iscritto  a carico  di ignoti  presso la Procura della Repubblica di Mistretta, ed era stato oggetto di  un “gruppo interistituzionale d’osservazione“ dei c.d. fenomeni di Canneto di Caronia, coordinata da Francesco VENERANDO MANTEGNA.  Per i danni provocati dagli incendi alcuni abitanti avevano ottenuto dagli enti preposti cospicue somme di denaro a titolo di risarcimento. Ma questi fatti  non costituiscono oggetto dell’attuale procedimento dato che il fenomeno subiva una sostanziale interruzione nel 2008. Invece,  nel luglio 2014, tornavano a manifestarsi i roghi che  riportavano la frazione al centro di un rilevante interesse mediatico. La vicenda, sin dalle prime battute, generava sgomento fra la popolazione residente, ed una meticolosa indagine veniva avviata pertanto da parte dei Carabinieri sotto il coordinamento della Procura di Patti. Dopo aver analizzato i primi episodi, caso per caso, gli inquirenti decidevano  di perimetrare l’area con una serie di telecamere occultate in grado di fornire spunti per individuare come si sviluppassero i fenomeni. I servizi di osservazione – integrati  da altre indagini tecniche e tradizionali – erano pianificati in modo da garantire l’osservazione sulle cinque abitazioni attinte dagli eventi incendiari che, dal 14 luglio del 2014 fino all’ 8 ottobre 2014, si sviluppavano in abitazioni a schiera in via del Mare. La privilegiata prospettiva permetteva di cogliere piccoli e grandi incendi avvenuti ogni giorno, a tutte le ore. Un drammatico appuntamento che vedeva danneggiati beni, sia mobili che immobili, di proprietà di alcune famiglie piombate nella disperazione. Si tratta di più di venti episodi censiti per i quali l’arrestato – in via esclusiva per alcuni, e insieme con il padre per altri – dovrà rispondere dei reati di incendio, danneggiamento seguito da incendio, concorso in procurato allarme e concorso in tentata truffa aggravata. Tutti gli  episodi, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti,   avevano verosimilmente lo scopo di far crescere il livello d’attenzione mediatica ed istituzionale sui fatti. Su ciò si è innestata – come è stato dimostrato dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali – un’azione raffinata del padre che completa quella incendiaria del figlio. Le azioni non erano fini a se stesse, ma orientate a far credere – su loro esplicito suggerimento – che quelli fossero inspiegabili fenomeni di autocombustione, prospettando una ripresa degli anomali fenomeni incendiari e di presunto elettromagnetismo verificatisi nel 2004 nella frazione. In ciò, scrive la procura,  venivano coinvolti i mass media e, con sapiente azione, i due  inducevano il Sindaco di Caronia ad emettere, a tutela della pubblica incolumità, delle ordinanze di sgombero di abitazioni; il tutto consentiva di lamentare disagi derivanti dalla situazione, con vibranti manifestazioni di protesta per esercitare una forte pressione mediatica verso le autorità con lo scopo di far dichiarare lo stato di emergenza o comunque affinché si riconoscesse la necessità di fronteggiare la situazione con idonee misure finanziarie.  In tale ottica, l’intento ipotizzato  dagli inquirenti consisteva in atti  diretti ad indurre in errore la Presidenza della Regione Siciliana – Dipartimento della Protezione Civile, al fine di procurare ingiusti profitti derivanti dall’ottenimento di somme di denaro a titolo di indennizzo o contributi di assistenza economica o risarcimenti danni, nonché ad ottenere nuove abitazioni a seguito della possibile delocalizzazione, eventi che non si verificavano per cause indipendenti dalla loro volontà.  Gli episodi furono ripresi dalla telecamere di video sorveglianza installate dai Carabinieri. Le indagini  hanno quindi portato prima alla misura cautelare emessa dal GIP. Dott. Ugo Domenico Molina, poi, dopo gli interrogatori degli indagati, alla formulazione della richiesta di rinvio a giudizio degli indagati.

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