Politica

Pubblicato il: 8, aprile 2015

Il grande bluff è finito. Affossata da sette franchi tiratori quella che era stata annunciata come la prima grande riforma epocale dell’epoca crocettiana, sbandierata nel prime time dei salotti tv d’alto rango come la prima in Italia a chiudere l’epoca delle province. Il ddl per la cancellazione definitiva della province siciliane, ancora in fase embrionale due anni dopo i proclami,  muore nella culla. L’assemblea regionale siciliana ha infatti approvato con 34 voti contro 22 l’emendamento proposto dal Movimento 5 Stelle che sopprime l’articolo 1 di quel disegno di legge destinato a cancellare le province ed istituire i liberi consorzi e le città metropolitane.. Tecnicamente si riparte dunque da zero. Le nove province siciliane non solo non scompaiono ma si dovrà addirittura lavorare per l’ennesima proroga del regime commissariale con cui da due anni Crocetta governa “abusivamente” i territori provinciali. La riforma delle province è il fallimento più clamoroso del bluff crocettiano, seguito a ruota dal caos formazione e dagli scandali della sanità. Una riforma che aveva disegnato solo una flebile cornice vuota, giusto il tempo dei proclami, lasciando il quadro senza contenuti, senza definire competenze, dove, come e chi si occuperà, con quali soldi e con quale personale, di manutenzione delle scuole e trasporti scolastici, chi farà la manutenzione delle strade provinciali, chi si occuperà dei servizi per disabili. Politicamente il dato è gravissimo. ancora una volta la risicata maggioranza crocettiana si è sfaldata, incartata in un programma di governo inesistente, imprigionata dagli slogan del suo leader senza corona. Non c’è una solo settore nel quale negli ultimi tre anni questo governo regionale non abbia fatto confusione, non abbia suscitato polemiche e proteste, non c’è un provvedimento per il quale abbia ottenuto piena approvazione neanche dai suoi sostenitori in aula. Quasi tre anni conditi da annunci e scivoloni, da tre giunte regionali, nomine bizzarre, esclusioni e ripescaggi, assessori e segretarie che escono dalla porta e rientrano della finestra, inchieste, bocciature del (ormai ex) commissario dello stato, commissariamenti romani.  E così la figuraccia del governo Crocetta e della sua maggioranza proprio sulla “riforma madre” è la fotografia perfetta  di quello che è un autentico disastro politico! Il tutto mentre la Sicilia affonda inesorabilmente, mentre la gente siciliana davvero è giunta alla “canna del gas”, mentre una fonte autorevole come il Sole 24 Ore ci sbatte in faccia un debito di oltre 7 miliardi e mezzo di euro da restituire agli istituti di credito, lievitato di oltre 2 miliardi in appena due anni. Una regione che per chiudere i conti di un bilancio rattoppato deve sperare nelle concessioni del governo Renzi, che nei fatti già con la calata del super economista Baccei aveva iniziato l’opera di commissariamento della Sicilia e che ancora è costretta a chiedere l’ennesimo mutuo da 150 milioni per salvare i comuni. Adesso, secondo l’agenda dell’assemblea regionale, si dovrebbe tornare in commissione per provare a rimettere in piedi un testo. Nell’immediato si lavorerà per una proroga dei commissari. Tra stanotte e domani sono già stati convocati  vertici di maggioranza e delle varie forze politiche. Il dato politico non può e non deve essere trascurato. La Sicilia da stasera è ufficialmente una Regione che naviga senza timoniere e col vento in poppa  verso il baratro, verso il default. Servirebbe un estremo impeto d’orgoglio e rimettere tutto alla volontà degli elettori. Crocetta liberi la Sicilia!

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