Politica

Pubblicato il: 18, luglio 2015

L’ultimo strappo la famiglia Borsellino lo lascia per il giorno del ricordo, nelle commemorazioni del 23° anniversario della stage di via D’Amelio. Una famiglia che ha vissuto con ammirevole compostezza lo stillicidio di polemiche seguite alle ignobili frasi riportate dal settimanale “L’Espresso” attribuite al medico Matteo Tutino in una conversazione col presidente ed amico personale Rosario Crocetta.
Sottile_Crocetta Al di là dei complicati meccanismi burocratico giudiziari e delle smentite della Procura, è stato il fratello di Lucia Borsellino, Manfredi, commissario di Polizia, a pronunciare con orgoglio ed amarezza frasi pesanti nella commemorazione al Palazzo di Giustizia, di fronte al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Io non credevo che Lucia, la primogenita di Paolo Borsellino, la figlia con cui viveva in simbiosi, dopo 23 anni dovesse vivere un calvario simile a quello del padre, nella stessa terra che lo ha eletto a eroe – ha detto Manfredi Borsellino – . Non entro nel merito delle indiscrezioni che hanno turbato tanti, ma Lucia non è rimasta turbata. “Da oltre un anno – prosegue il messaggio del figlio del giudice – era consapevole dell’ostilità dell’ambiente e delle offese ricevute soltanto per avere adempito al suo dovere. Non sarà la veridicità di un’intercettazione a raccontare lo scenario drammatico in cui lei ha operato. Lucia ha portato la croce perché voleva una Sanità libera e felice ed è rimasta per amore di giustizia. Per spalancare le porte di una Sanità al centro da sempre di interessi e malaffare anche mafiosi. Lei è e sarà sempre la più degna figlia di suo padre”.
Parole significative e pesantissime, pronunciate col garbo di chi è cresciuto portandosi dietro la responsabilità di un cognome pesante e di chi ha toccato con mano cosa significa combattere le mafia. Il discorso di Manfredi Borsellino giunge nel giorno in cui un’altra testata, questa volta il sito siciliano “LiveSicilia” riporta altre intercettazioni scomode che vedono ancora protagonisti Tutino e Crocetta. Sulla questione interviene ancora una volta il Senatore Bruno Mancuso, con una riflessione non solo dal punto di vista personale, nei confronti di un Crocetta sempre più “impresentabile”, ma anche di natura politica. A questo punto – scrive Mancuso – le responsabilità non sono tutte di Crocetta ma di chi ancora lo tiene seduto a quella poltrona, contribuendo, di fatto, a destinare la nostra amata isola ad un irreversibile declino.
bruno mancuso“Le nuove intercettazioni dei colloqui privati del presidente Crocetta con il suo amico medico Tutino –
prosegue Mancuso – sgombrano il campo da ogni residuo dubbio sul “modus operandi” di Crocetta, un’interpretazione del ruolo improntato al controllo totale di ogni affare siciliano. La Sicilia non merita un presidente con questo profilo, evidentemente inadeguato e incapace ad affrontare i reali problemi della Sicilia”.

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